Nel nostro ultimo articolo, abbiamo cercato di dare un visione totalitaria su quello che è il piano NEXT GENERATION EU che comprende il Recovery Fund.

Il Recovery fund, o Fondo per la Ripresa dell’Unione Europea, è uno strumento ideato per aiutare l’UE a contrastare il pesantissimo impatto economico che ha avuto e sta continuando ad avere la pandemia Covid19. Questo è stato definito sulla proposta della Commissione Europea del 27 maggio 2020. Obiettivi: investimenti in transizione energetica, transizione digitale e dare una nuova stabilità alle finanze pubbliche.

Questo fondo vale 750 miliardi, dove i fondi saranno ripartiti non in maniera proporzionale bensì in base all’impatto della pandemia Covid-19 sui singoli stati e sui Piani nazionali di ripresa e resilienza presentati dagli Stati.

Il recovery fund per l’Italia

Dal Recovery Fund potrebbero arrivare all’Italia 209 miliardi tra prestiti e sovvenzioni.
I due strumenti che avranno un ruolo fondamentale al fianco del Recovery Fund, facenti parti del piano Next Gen EU sono:

  • InvestEU, che sosterrà gli investimenti privati;
  • ReactEU, grazie al quale potranno essere proseguiti gli interventi anti-Covid a favore del sistema sanitario e a sostegno del reddito dei lavoratori e della liquidità delle imprese.

I fondi riservati all’Italia potranno essere richiesti fino al 31 dicembre 2024 dove il 70% di queste risorse saranno disponibili tra ’21-’22. I relativi pagamenti per lo svolgimento dei progetti definiti e presentati dallo Stato nel piano di Ripresa nazionale saranno disponibili fino al 2026, dopo la quale gli Stati dovranno iniziare a restituire i prestiti di cui si è fatto uso. 

La strategia Italiana

I temi caldi trattati nella potenziale strategia italiana sono:

  • le infrastrutture, a partire dall’alta velocità ferroviaria che punta a coprire la totalità del territorio;
  • la digitalizzazione del Paese, facendo arrivare la fibra a copertura totale e andando a smuovere settori ancora legati a vecchie abitudini, come quello della PA;
  • Gli ammortizzatori sociali. Si pensa ad una possibile estensione della CIG che arrivi a coinvolgere anche i lavoratori atipici, dai contratti a termine ai collaboratori che oggi sono meno protetti;
  • il fisco. Due alternative per questo argomento: un nuovo taglio delle tasse sul lavoro, piano A in linea con Bruxelles. Un piano B meno conforme alle direttive UE ma sul quale c’è una certo fervore politico: il taglio dell’Iva per gli acquisti con carta di credito e bancomat, dunque in chiave anti evasione fiscale. Il cosiddetto piano cashless. 

Oltre questi, anche altri settori verrebbero toccati dalla strategia: dalla sanità all’istruzione fino ad arrivare alla transizione ecologica dettata dal Green Deal, cui quest’ultima si stima possa ricevere il 37% del budget a disposizione. 

Il prossimo approfondimento sul Recovery Fund online il 12/10/2020