Articolo di Elisabetta Cristiani – Avvocato del Foro di Milano

è di pochi giorni fa la notizia che la World Health Organization (l’Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia specializzata dell’ONU) ha valutato che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia.
Per tentare di arginare il più possibile i contagi e di contenere l’epidemia (che, in tutto il mondo sta causando sempre più vittime), i Paesi (in primis l’Italia) stanno mettendo in campo una serie di misure restrittive che hanno (e avranno) un inevitabile impatto anche sull’economia di tutti i Paesi.

E in un’economia globalizzata non possiamo non considerare gli effetti che queste misure restrittive avranno sui contratti transnazionali (vale a dire sui contratti conclusi fra soggetti privati o persone giuridiche appartenenti a Stati diversi) in termini di inadempimento.

Dobbiamo allora porci la seguente domanda: può un’emergenza sanitaria di tal fatta esimere una parte contrattuale dall’adempiere alla propria prestazione senza subire conseguenze in termini di richiesta di penali e/o richieste risarcitorie?

La risposta sembrerebbe essere positiva, ove si consideri che l’attuale pandemia da Covid-19 costituisce, nel diritto internazionale e a determinate condizioni, una c.d. causa di forza maggiore che esime il contraente colpito da simile evento dall’adempiere alla prestazione dedotta nel contratto, senza subire le conseguenze che normalmente si verificherebbero in caso di suo inadempimento contrattuale.

Nel diritto internazionale dei contratti esistono infatti diversi testi normativi che contemplano la c.d. “Force majeure clause”, che, ove richiamata dai contraenti quale legge materiale applicabile al contratto, potrà essere utilmente invocata in tutti i casi in cui si verifichino, appunto, eventi di forza maggiore del tipo descritto:

  • ICC Force Majeure Clause 2003 elaborata dalla International Chamber of Commerce;
  • Principi Unidroit (UNIDROIT Principles of International Commercial Contracts) del 2016;
  • Principi di diritto contrattuale europeo del 1997 [Principles of European Contract Law  (art. 8.108)] che si esprimono in termini analoghi ai principi Unidroit;
  • La Convenzione sulla Vendita Internazionale di Beni Mobili (la cosiddetta Convenzione di Vienna del 1980, entrata in vigore nel 1988 ed alla quale ha aderito anche l’Italia).

Ove le parti, al momento della conclusione del contratto, non intendano richiamare le fonti del diritto internazionale appena citate, è bene che prestino attenzione anche alla corretta formulazione della clausola di forza maggiore che, per le ragioni appena illustrate, potrebbe rivelarsi preziosa in momenti di emergenza come quelli che stiamo attualmente vivendo.

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