di Massimo Introzzi, Senior Partner – 3i Partners

Oggi si stà manifestando un forte ripensamento da parte delle istituzioni, bancarie e governative, in merito all’ormai consolidato fenomeno delle cryptocurrencies. Invece di porre in atto un velleitario ostruzionismo si sta assistendo ad una evoluzione positiva: dalla cauta presa di coscienza di cosa siano i meccanismi di

funzionamento e le strutture della domanda e dell’offerta ad una accelerazione verso la presenza massiccia e strutturata degli operatori finanziari, in primis istituti internazionali, banche commerciali e gruppi di banche centrali.

L’analisi che stiamo svolgendo sta definendo un nuovo scenario nei rapporti e nelle interazioni tra cryptocurrencies (crypto), issuers, regolatori e governi. Sempre più istituzioni governative e banche centrali stanno approntando gruppi di lavoro e definendo progetti finalizzati a comprendere come operare, nell’ambito dei loro ruoli istituzionali, per definire ed, eventualmente, emettere monete crypto.

Ritengo che il sistema abbia compreso quale sia il rischio che si potrebbe concretizzare ignorando il fenomeno. Potremmo assistere alla separazione tra Stato e Moneta cosi’ come secoli fa avvenne la separazione tra Stato e Chiesa.

Potrebbe essere un evento non solo epocale ma anche violentemente disruptive. Perdere la gestione ed il potere di battere moneta comporterebbe automaticamente la perdita del potere politico e della capacita’ di indirizzo della vita economica e dello sviluppo sociale.

Ciò che sembra inevitabile é che nel prossimo periodo assisteremo alla ridefinizione degli attori di questa fondamentale branca dell’attività umana; chi al momento é già coinvolto, a vario titolo, nella emissione e gestione di cryptovalute, ad esempio Vitalik Buterin il padre-padrone di Ethereum, é pensabile che si ritrovi stretto in una gabbia normativa stringente.

Difficile ipotizzare un controllo stringente su Bitcoin non essendoci una entità specifica che lo gestisca essendo realmente una creatura totalmente digitale.

Forse, in realtà, il controllo su bitcoin sarà meno necessario e non in testa alla lista delle priorità governativa se si consolidasse il concetto che non é una moneta e, di conseguenza, denaro ma un digital asset al pari dell’oro.

Questo concetto è stato espresso molte volte negli ultimi anni dal Professor F. Ametrano docente in Università degli Studi di Milano Bicocca e con il quale mi trovo in assoluto accordo. Bitcoin potrebbe e dovrebbe diventare una Asset Class specifica a cui anche gli Stati potrebbero ricorrere.

In questa logica è necessario pensare all’universo delle cryptocurrencies come ad uno spazio in cui saranno presenti attori Pubblici, privati e Bitcoin che interagiranno tra loro e non sempre in modo facile o non conflittuale.
Nei prossimi mesi continueremo le nostre ricerche ed i nostri studi e speriamo di poter trovare qualche logica in quello che sta accadendo sulla tematica del denaro.