Tutte le volte che leggo i giornali fisici e on-line, ascolto notizie alla radio o alla televisione o leggo l’informazione nei siti di news e, da ultimo,  le dichiarazioni del Governo Italiano (di qualsiasi colore sia) mi domando sempre perché si parli sempre di avere, dare, creare lavoro come se i posti di lavoro si creino  da soli o per intervento di un demiurgo benevolo.
Devo dire che questo atteggiamento è generalizzato a livello mondiale: leader religiosi e politici; organizzazioni politiche, religiose, umanitarie e politiche o pseudo-politiche. Il refrain è sempre lo stesso ”serve il lavoro per i giovani, le famiglie gli “over”.

L’aspetto che più mi perplime è che in base a tutte le dichiarazioni sembra che il lavoro sia un’entità autonoma ed eterea che dovrebbe  emergere solo perché evocato con  annunci e proclami.  Beh, non è così. La domanda di lavoratori e manodopera qualificata e non perché “qualcuno” sviluppa le proprie idee assumendosi un rischio. Questi due elementi si chiamano: “imprenditore” e “rischio d’impresa”.


Vogliamo intervenire veramente?

Dobbiamo smettere di pensare al fatto che la Pubblica Amministrazione sia un calderone che può sostituirsi incondizionatamente ai “datori di lavoro” privati,; è ora di prendere coscienza che questa forma di Welfare strisciante ha fatto il suo tempo e che i suoi effetti avranno ripercussioni finanziarie pesantissime per i prossimi decenni. Dobbiamo rimettere al centro del progetto “lavoro” la formazione e il supporto all’imprenditoria. Mi rendo conto che questo può sembrare un’utopia ma è fondamentale per il futuro dell’Italia.

Quali sono i principali artefici di questa possibile rinascita della “voglia di fare”?

La famiglia, la scuola di ogni ordine e grado, la “Stato” nella eccezione più estesa del termine è necessario che si lavori per modificare la percezione che il sistema “Italia” ha della figura e del ruolo dell’imprenditore.
Da dove partire?  Guardiamo quello che si pensa potrebbe essere il mondo del lavoro nei prossimi dieci anni, quindi un orizzonte temporale breve. Alcune visioni (condivise da alcune della major internazionali della consulenza) ritengono che l’introduzione dei Robot  farà sì che  il 5% dei lavori saranno completamente svolti in modo automatico mentre il rimanente saranno lavori assistiti. Altre visioni prevedono la scomparsa di lavori ripetitivi e fortemente strutturati; pensate a: cassieri, tassisti, intermediari finanziari, mulettisti giusto per segnalarne alcuni.

Questa impostazione mette comunque in evidenza come il processo di sparizione di alcuni lavori sia accompagnato da un processo di genesi di nuove esigenze e, quindi, nuovi lavori. Ciò che ci deve far riflettere è che i nuovi lavori richiedono nuove professionalità ma soprattutto qualcuno che abbia visione del futuro prossimo ed abbia voglia di rischiare. Abbiamo bisogno di imprenditori.
La necessità di una rinnovata classe di imprenditori è tanto più urgente quanto più sta’ accelerando, come visto poc’anzi,  il cambiamento della struttura del mondo del lavoro e soluzioni ormai vecchie sono alle corde.
Come si favorisce la nascita di una classe imprenditoriale? Non credo che esista una ricetta magica ma un insieme di azioni che devono essere fatte a partire dalla comunicazione di cosa vuol dire fare impresa, la semplificazione della normativa societaria e fiscale, l’azzeramento della normativa fallimentare. Si devono impostare modelli formativi differenti rispetto a  quelli attuali. La formazione basata sul trasferimento di nozioni non ha più senso in un contesto dove tramite la tecnologia qualsiasi tipo di nozione è recuperabile;  diventa invece prioritario fornire capacità analitiche, di interpretazione degli scenari, di utilizzo della tecnologia e di passare dalla “vision”  alla realizzazione dell’idea in contesti fortemente competitivi ed in tempi rapidi. In sintesi abbiamo bisogno di persone curiose e propositive che vanno a cercarsi il lavoro. Persone che hanno capito che lo studio non è un momento nel percorso della vita ma è un continuum che fa parte della vita stessa. Facile? No, lungo e complesso ma imprescindibile per ridare concretezza all’idea di crescita e speranza ai giovani.


Recenti annunci da parte di importanti aziende hanno chiarito che nel prossimo futuro assumeranno personale per varie funzioni e di svariati livelli senza laurea. Questo perché conformemente a quanto evidenziato in precedenza sono ormai predominanti quelli che si chiamano  soft skill ovvero capacita’ ed esperienze rispetto a nozioni per quanto complesse.  Studi consistenti evidenziano un elevato rischio per il futuro degli Istituti Universitari legato agli effetti della tecnologia (On Line Teaching) e per il cambio del paradigma di recruiting delle aziende. Paradossalmente un possibile futuro vedrà le professioni più “hard” scendere a livello di ciò che erano i periti specialisti di alcuni decenni fa.
Come e’ emerso siamo in un momento di estrema complessità’ e con i vecchi modelli che non sono più attuali e quelli nuovi non sono ancora conclamati.


Un buon esempio di nuovo approccio alla formazione da cui prendere spunto è rappresentato da Ecole 42 di Parigi, una scuola di coding privata e gratuita. Senza limiti d’accesso che non siano le proprie capacità. È stata fondata dal miliardario Xavier Niel (già fondatore della Illiad): “Le ragioni per le quali esiste questa scuola, sono due: la prima è che per essere un grande paese nel campo della tecnologia, devi avere programmatori, e in Francia non li avevamo. La seconda ragione, è che le scuole per questo tipo di studi sono estremamente costose. Così abbiamo pensato di crearne una libera, dove gli studenti che passano i test possano avere accesso, e appartamenti per vivere, perché diamo loro anche dei soldi”.  E in cambio? Per frequentare, niente: “Noi gli chiediamo niente, non serve nessun tipo di background”. Nessun attestato, nessun master, nessun tizio-amico-di-caio.
Il nuovo modello è applicato al coding ma può essere declinato su altre aree, Siamo pronti a fare questa svolta? Forse no ma se vogliamo creare dei posti di lavoro veri e duraturi dobbiamo partire dagli spunti e dai principi enunciati in precedenza. Più imprenditori, più posti di lavoro più creazione di ricchezza e valore.
Progettiamo l’Italia 7.0. ancora modelli paradigmi che cambiano. Tasso di disoccupazione come penalizzazione nell’eventuale futuro


ARTICOLO PUBBLICATO SU L’IRRAGIONEVOLE.
Link originale: http://www.lirragionevole.it/economia-lavoro/pensiamo-al-futuro-italia-7-0/

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